frattura di protesi dentaria per la presenza di una pietra nel cibo

Frattura di protesi dentaria per la presenza di una pietra nel cibo

condividi questo articolo su:

Nel caso in esame, il danneggiato ha agito in giudizio contro il Ministero della Giustizia, suo datore di lavoro, per ottenere un risarcimento a seguito della frattura di una protesi dentaria fissa causata dalla presenza di una pietra nel cibo servito nella mensa dell’Istituto Penitenziario (Tribunale di Catanzaro, Cass. Civ., Sez. III, Sentenza n. 25922 del 05/09/2023).

Inizialmente, il primo giudice ha accolto la richiesta di risarcimento.

Tuttavia, il Tribunale di Catanzaro, in veste di giudice d’appello, su ricorso del Ministero della Giustizia, ha respinto la richiesta di risarcimento, basandosi sul presupposto che il danno subito non fosse stato provato attraverso esami strumentali, come richiesto dall’art. 139 del D. Lgs. 209/05 (Codice delle Assicurazioni Private): “In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente”.

In questa particolare circostanza, il giudice d’appello ha applicato l’art. 2087 del c.c. (Tutela delle condizioni di lavoro), poiché la preparazione dei pasti avveniva in locali forniti dall’amministrazione penitenziaria e sotto il suo controllo, mantenendo quindi l’autorità per effettuare controlli a campione.

Gli eredi del danneggiato, purtroppo deceduto durante il procedimento per ragioni diverse, hanno impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che il richiamo all’art. 139 del Decreto Legislativo n. 209 del 2005 fosse errato in quanto tale norma è destinata esclusivamente ai danni derivanti da incidenti stradali.

La Corte Suprema ha dato ragione agli impugnanti, ribadendo che i criteri di valutazione del danno biologico previsti dall’art. 139 del Codice delle Assicurazioni, concepiti per incidenti stradali, non possono essere estesi per analogia a situazioni diverse (Cass. n. 4509/2022, Cass. n. 12408/2011).

Inoltre, il ricorso incidentale del Ministero ha evidenziato che, se le condotte presentate a supporto dell’azione risarcitoria possono rientrare nell’ambito dell’art. 2087 del c.c., esse possono essere valutate in base all’art. 2043 del c.c. (Risarcimento per fatto illecito), a condizione che tale riclassificazione riguardi i fatti presentati dalle parti e non comporti una modifica non richiesta della richiesta iniziale (Cass. n. 21333/2019).

In sintesi, la richiesta di risarcimento si riferisce alla lesione alla salute a causa della frattura di una protesi dentaria durante un pasto presso la mensa di un Istituto Penitenziario.

La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso principale, ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa al Tribunale di Catanzaro, a un diverso magistrato, con l’indicazione di seguire il principio secondo il quale i criteri di valutazione del danno biologico previsti dall’art. 139 del Codice delle Assicurazioni sono eccezionali e non possono essere estesi al di là dei casi espressamente previsti dalla norma.

Ti è piaciuto questo articolo?
Condividilo su :

Articolo precedente
Formazione dei lavoratori in materia di sicurezza sul lavoro
Articolo successivo
Guida in stato di ebbrezza e alcoltest: leggi e sicurezza stradale
TAG :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Richiedi una Consulenza

altri articoli…

Menu