malasanità e risarcimento il danno da depressione post operatoria

Malasanità e risarcimento: il danno da depressione post-operatoria

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La Sentenza emessa dalla Corte di Cassazione Civile nell’Ordinanza n. 10787 del 22 aprile 2024 ha suscitato un dibattito significativo riguardante il danno da depressione post-operatoria e i risarcimenti correlati nei casi di malasanità. Questo caso specifico ha evidenziato la complessità della valutazione dei danni derivanti da errori medici e l’importanza di considerare gli aspetti psicologici dei pazienti nel determinare la giusta compensazione.

Contesto Normativo e Tutela della Salute in Italia

In Italia, la tutela della salute è garantita dalla Costituzione, che sancisce il diritto fondamentale alla salute (art. 32). Inoltre, il Codice Civile disciplina la responsabilità civile per i danni causati da negligenza o imperizia, inclusi quelli derivanti da malasanità. La Legge Gelli-Bianco (Legge 24/2017) ha delineato in modo definitivo le responsabilità nell’ambito della professione sanitaria. Secondo questa legge, l’esercente la professione sanitaria è considerato responsabile ai sensi dell’art. 2043 e ss. c.c. (responsabilità extracontrattuale), mentre la struttura sanitaria è considerata responsabile contrattualmente ai sensi dell’art. 1218 e ss. c.c. (responsabilità contrattuale).

In base all’art. 7 della Legge Gelli-Bianco:

  • l’esercente la professione sanitaria è tenuto a rispondere per le proprie azioni in conformità con l’art. 2043 c.c., a meno che non abbia agito nell’ambito di un obbligo contrattuale con il paziente;
  • la struttura sanitaria, sia essa pubblica o privata, che utilizza i servizi degli esercenti la professione sanitaria nel compimento dei propri doveri, è responsabile delle loro azioni dolose o colpose ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c., anche se tali professionisti sono stati scelti direttamente dal paziente e non sono dipendenti della struttura.

Il caso analizzato: danno da depressione post-operatoria

Nel caso specifico trattato dalla Corte di Cassazione, una paziente ha subito lesioni al tendine della rotula e al nervo femorale a seguito di un intervento di artroscopia al menisco. Il complicato decorso post-operatorio ha causato non solo danni fisici evidenti, ma anche gravi conseguenze psicologiche, diagnosticando un “umore depresso di tipo cronico“.

L’Ordinanza ha chiarito che il danno da depressione post-operatoria deve essere considerato nella valutazione del risarcimento danni nei casi di malasanità. Inoltre, ha ribadito l’importanza di una valutazione completa del danno subito dal paziente, che deve comprendere sia gli aspetti biologici che quelli psicologici. Questo sottolinea il principio fondamentale della tutela integrale della salute e del benessere psicologico dei pazienti.

Personalizzazione del risarcimento e adempimento normativo

La personalizzazione del risarcimento del danno da depressione post-operatoria deve essere basata su criteri obiettivi e conformi alla normativa vigente. È fondamentale che le decisioni giudiziarie rispettino i principi di equità e giustizia, garantendo una compensazione adeguata per il danno subito. L’obiettivo è assicurare che gli operatori sanitari rispettino i più elevati standard di professionalità e che i pazienti possano fare affidamento sulla tutela dei loro diritti nel caso di malasanità.

In conclusione, l’Ordinanza n. 10787 del 22 aprile 2024 della Corte di Cassazione Civile ha sollevato importanti questioni riguardanti il danno da depressione post-operatoria e i risarcimenti correlati nei casi di malasanità. Questo caso specifico evidenzia la necessità di una valutazione completa e approfondita dei danni subiti dai pazienti, includendo sia gli aspetti fisici che quelli psicologici. È essenziale che il sistema legale e normativo continui a evolversi per garantire una tutela efficace dei diritti dei pazienti e una maggiore trasparenza e responsabilità nel settore sanitario.

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